La cucina? Non mi basta (e non mi piace)

Secondo una ricerca mondiale di Ikea si cena sempre più spesso sul divano o guardando smartphone, tablet e tv. Giovanissimi insoddisfatti dei loro ambienti. E in Italia...
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Una ricerca globale svolta da IKEA, con oltre 31.000 partecipanti in 31 mercati, offre uno sguardo ampio e attuale su come oggi viviamo la cucina e la tavola.

A livello globale, solo il 29% delle persone esprime generale soddisfazione per la propria cucina, inteso come spazio fisico. Le principali frustrazioni riguardano la mancanza di soluzioni per organizzare gli oggetti (25%) e di superfici d’appoggio (25%). La percentuale entrale sale al 56% nella Gen Z. In molti ambienti non c’è spazio per  la preparazione e il consumo dei pasti, e insieme per momenti di relazione, lavoro e pausa.

La linea di confine tra zona pranzo, soggiorno e spazio di lavoro si fa sempre più sottile. La casa si trasforma così in un insieme di ambienti fluidi, in cui le funzioni si sovrappongono e si adattano alle esigenze della giornata.

La cena pur mantenendo un forte valore simbolico ed emotivo, sia sempre più spesso inserito in routine fluide e informali. Meno della metà delle persone (44%), dichiara di cenare abitualmente a tavola. Il 18% preferisce il divano, il 4% il letto e un altro 4% la cucina, ma in piedi. Segnali di una quotidianità che si adatta, cambia e trova nuove forme, riflettendo nuove abitudini e una diversa relazione con gli spazi domestici e con il tempo.

«Nonostante la valenza emotiva del cibo, la consuetudine di condividere i pasti viene messa alla prova», dice Lorena Lourido Gomez, Global Food Manager presso IKEA Retail (Gruppo Ingka). «Gli impegni quotidiani, gli spazi abitativi ridotti e differenti priorità fanno sì che sia più difficile ritrovarsi nello stesso posto, alla stessa ora».

Dove, quando e come mangiamo oggi

Il tavolo della cucina non è più l’unico luogo dedicato ai pasti. La casa diventa sempre più un ecosistema dinamico, e a livello globale emerge una maggiore flessibilità nella scelta degli spazi in cui mangiare: circa una persona su quattro afferma di non avere un posto dedicato ai pasti. In alcuni Paesi, come il Regno Unito, la probabilità di non possedere un tavolo da pranzo è quasi tre volte superiore rispetto alla media globale; negli Stati Uniti e in Ungheria cresce la tendenza a consumare i pasti a letto.

Anche l’ora in cui si consuma la cena e la sua durata cambiano. In media, nel mondo, si cena alle 18:44, ma in Spagna l’orario è posticipato mediamente alle 20:54, mentre in Finlandia si mangia già alle 17:17. Per la maggior parte delle persone, la cena dura meno di 30 minuti.

La presenza degli schermi durante i pasti è diventata una costante. Il 77% degli intervistati dichiara di non porsi limiti nell’uso dei dispositivi elettronici mentre mangia: il 54% guarda la TV quando il pasto non è condiviso con altre persone e il 40% anche quando mangia in compagnia. Nonostante tutto il 60% delle persone considera importanti i momenti di connessione vissuti a tavola. A conferma di quanto il pasto continui a essere un gesto relazionale, prima ancora che funzionale.

Per i giovani la scelta di non cucinare a casa, soprattutto in settimana, è dettata dalla mancanza di tempo: per il 38% della Gen Z e il 33% dei Millennials, questo fattore figura in cima alla lista delle difficoltà nel riuscire a organizzare i pasti e a ritagliarsi momenti da condividere. Chi vive con bambini e in contesti urbani frenetici segnala ulteriori limiti, tra cui quelli di spazio e quelli legati alle dotazioni della cucina, che rendono più complesso trasformare il desiderio di convivialità in pratica quotidiana.

E In Italia uno su tre mangia un po’ qui un po’ là

In linea con quanto emerge a livello globale, anche in Italia la cena sta attraversando una trasformazione profonda, che riguarda dove viene consumata, quanto dura, con chi e come viene vissuta. Un cambiamento che, nel contesto italiano, assume contorni particolarmente significativi per il valore culturale e relazionale storicamente attribuito al cibo.

La cucina resta uno spazio centrale per il consumo dei pasti, ma non è più l’unico: secondo la ricerca, una persona su tre in Italia dichiara di mangiare abitualmente in più di un luogo della casa, alternando soggiorno (la prima scelta per più del 40%), la cucina e altri ambienti a seconda del momento e delle esigenze.

Anche il tempo dedicato alla cena durante la settimana tende a ridursi. Per una quota significativa di persone, il pasto serale dura meno di 30 minuti, mentre solo una minoranza supera i 45. La presenza degli schermi accompagna spesso questo momento: più della metà degli italiani guarda la televisione mentre mangia e l’uso di smartphone e altri dispositivi digitali è diffuso anche quando il pasto è condiviso.

Sul piano relazionale, i dati raccontano una tensione evidente. Da un lato, cresce la frequenza delle cene consumate in solitudine; dall’altro, oltre un terzo degli italiani afferma di voler mangiare più spesso insieme alle persone con cui vive. Le difficoltà sono soprattutto organizzative – orari non allineati, impegni di lavoro o studio – in particolare tra Gen Z e Millennials, e rendono complesso tradurre il desiderio di convivialità in una pratica quotidiana.

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