Pelizzari studio: memoria, comfort e tecnologia anche in cucina 

Davide Morini, Ceo dello studio descrive lo stile e le scelte progettuali nell'architettura di interni
La cucina di un appartamento disegnato dallo studio in City Life Photo Mattia Aquila

Di seguito un estratto dall’articolo apparso sul numero di Aprile di Progetto Cucina.

Per leggere l’intero articolo e tutto il numero, scarica il pdf qui!

Ricorda che la versione digitale è disponibile su Apple Store Google Play

Con due grandi sedi a Brescia e a Milano, da oltre 30 anni Pelizzari Studio è tra i protagonisti del mondo della progettazione, trasformando edifici storici di pregio e plasmando nuovi interventi che fondono architettura, design e interior in un racconto eclettico, evocativo e sempre in armonia con il contesto, sia in ambiti residenziali che nell’hôtellerie.egli anni Studio Pelizzari ha continuato a coltivare una vocazione internazionale arrivando a realizzare progetti di ogni tipo, dal residenziale al contract, dal retail alla ristorazione fino ai luxury yacht, da Londra a Dubai, dalla Costa Azzurra a Lugano, oltre che, naturalmente, a Brescia e nelle principali città d’arte Italiane. Una storia di lavoro e successo che, nel tempo, ha portato lo studio a crescere fino a essere presente in due sedi, a Milano e Brescia, oggi guidate dal Ceo David Morini. che ha risposto alle domande di Progetto Cucina. 

David Morini, Ceo di Pelizzari studio

Pelizzari Studio è un nome affermato dal 1991: con quale impronta siete nati, distinguendovi da subito in un panorama nel quale non mancavano (e non mancano) i competitor? 

Pelizzari Studio nasce con una vocazione molto chiara: interpretare lo spazio come un sistema vivo, in cui architettura, interior e identità dialogano in modo coerente. Fin dall’inizio abbiamo evitato ogni approccio stilistico rigido, privilegiando invece una progettazione su misura, capace di leggere la storia dei luoghi e le aspirazioni di chi li abita. In un panorama già competitivo, ci siamo distinti per la capacità di coniugare rigore progettuale e sensibilità estetica, lavorando spesso su edifici di pregio dove era necessario intervenire con rispetto ma anche con coraggio. Ancora oggi questa doppia tensione – tra memoria e innovazione – rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del nostro lavoro. 

I vostri progetti di ristrutturazione vanno ben oltre il semplice adeguamento funzionale e il risultato è che, alla fine, un ambiente d’epoca parla un linguaggio nuovo: quale principio guida i vostri interventi sull’esistente?  

Progettare sull’esistente significa prima di tutto ascoltare. Ogni edificio custodisce una stratificazione di significati che non può essere cancellata, ma compresa e reinterpretata.  Il nostro obiettivo non è mai quello di modernizzare a tutti i costi, bensì di creare un equilibrio autentico tra ciò che era e ciò che diventerà. Amiamo quando un ambiente d’epoca continua a raccontare la propria storia, ma attraverso un linguaggio capace di accogliere i bisogni contemporanei. Più che trasformazioni radicali, cerchiamo armonie durature. 

Qual è il profilo del vostro cliente-tipo? E cosa chiedono i privati per le loro case? Che tipo di arredi (stili, colori, dettagli) desiderano?  

Il nostro cliente è una persona sensibile alla qualità dello spazio e consapevole che progettare una casa significhi, in fondo, progettare il proprio modo di vivere. Negli ultimi anni abbiamo incontrato committenti sempre più informati e internazionali, spesso attratti da un’eleganza misurata piuttosto che da soluzioni gridate. Ci chiedono ambienti luminosi, fluidi, altamente funzionali ma anche capaci di trasmettere calore. Sul fronte degli arredi, si sta affermando una preferenza per materiali autentici, palette cromatiche sofisticate e dettagli su misura. Il lusso oggi non coincide più con l’ostentazione, ma con la qualità percepita e la durata nel tempo. 

I vostri progetti si fanno notare anche per la grande attenzione all’ambiente circostante, più che al gesto iconico: si tratta di una precisa scelta identitaria?  

È una scelta che definirei naturale prima ancora che identitaria. Un progetto non esiste mai in isolamento: dialoga con il paesaggio, con la luce, con l’architettura circostante. Questo approccio porta con sé anche una responsabilità ambientale. Per noi sostenibilità significa progettare spazi destinati a durare, selezionare materiali affidabili, migliorare le prestazioni energetiche e ridurre il più possibile gli interventi futuri. La vera sostenibilità è quella che non segue le mode, ma resiste nel tempo. 

Di ogni progetto curate nei dettagli anche gli interni, cercando sempre l’equilibrio tra antico e moderno, dove i codici dell’uno non sovrastano quelli dell’altro. Quale aspetto gioca un ruolo decisivo in questo aspetto: la scelta dei materiali o quella dei colori? 

Materiali e colori non sono mai elementi separati: insieme costruiscono l’atmosfera di uno spazio. Se dovessi individuare un fattore decisivo, direi la materia. I materiali hanno una presenza fisica, riflettono la luce, invecchiano, cambiano nel tempo – ed è proprio questa capacità di evolvere che rende gli ambienti credibili. Il colore interviene come una partitura più sottile, capace di enfatizzare volumi e proporzioni senza sovrastare l’architettura. Quando il progetto funziona, non si percepisce la somma delle scelte, ma un’armonia complessiva. 

Come è cambiata la casa negli ultimi anni e, in questa trasformazione, che ruolo riveste oggi l’ambiente cucina?  

La casa è diventata uno spazio molto più fluido rispetto al passato: non più una sequenza di stanze con funzioni rigide, ma un ambiente dinamico, capace di adattarsi ai diversi momenti della giornata. In questa trasformazione, la cucina ha assunto un ruolo centrale. È sempre più un luogo di relazione, spesso integrato con la zona living, dove convivialità ed estetica convivono. Anche il nostro modo di progettarla è evoluto: oggi lavoriamo molto sulla continuità visiva, sull’integrazione delle funzioni e sulla capacità della cucina di dialogare con l’architettura domestica nel suo insieme. 

Sempre pensando alla cucina: quali le richieste più ricorrenti? E quali sono i fornitori di cucine ed elettrodomestici su cui vi orientate e perché?  

Le richieste più frequenti riguardano cucine essenziali ma altamente performanti, caratterizzate da grande pulizia formale e da soluzioni tecniche evolute. Ci orientiamo verso partner che condividano il nostro livello di attenzione al dettaglio, alla durabilità e alla qualità costruttiva. Più che inseguire un marchio specifico, privilegiamo aziende capaci di interpretare il progetto con flessibilità. Siamo sempre aperti a nuove collaborazioni: ogni incontro con un brand che sappia unire innovazione e cultura del prodotto rappresenta un’opportunità progettuale. 

Materiali, superfici, luce: qual è l’elemento imprescindibile per una cucina davvero ben progettata? 

Direi che sono tre: ergonomia, luce e materia. L’ergonomia garantisce che ogni gesto sia naturale; la luce – sia naturale sia artificiale – definisce la leggibilità dello spazio; la materia restituisce profondità sensoriale. Quando questi elementi dialogano, la cucina smette di essere solo un ambiente funzionale e diventa un’esperienza quotidiana. 

Oggi assistiamo a un radicale trasformazione tecnologica degli elettrodomestici e dei sistemi cucinacome integrate la tecnologia senza che diventi invasiva dal punto di vista formale?  

La tecnologia migliore è quella che non si vede, ma si percepisce attraverso il comfort che genera. Il nostro compito è integrarla in modo discreto, nascondendo la complessità tecnica dietro un disegno pulito. Sistemi di aspirazione integrati, elettrodomestici a scomparsa e illuminazioni intelligenti sono soluzioni che migliorano la qualità dello spazio senza alterarne l’equilibrio. L’innovazione, quando è ben progettata, diventa silenziosa. 

Guardando ai vostri progetti più recenti, c’è una cucina o un concept che rappresenta particolarmente bene la filosofia di Studio Pelizzari?  

Un progetto che interpreta con chiarezza la nostra filosofia è quello di Rastrello Boutique Hotel, nel cuore del borgo antico di Panicale, in Umbria, realizzato per una committenza americana profondamente sensibile al valore culturale del luogo. In questo intervento la cucina diventa parte integrante della narrazione architettonica: completamente a vista sul bistrot, è stata concepita come uno spazio scenografico ma autentico, capace di instaurare un dialogo diretto con gli ospiti. La scelta progettuale è strettamente legata al territorio – dai materiali ai dettagli fino all’esperienza gastronomica, costruita attorno a prodotti locali – con l’obiettivo di restituire un senso di appartenenza. Contemporaneità e memoria convivono in equilibrio, attraverso un linguaggio sobrio e misurato che valorizza l’identità storica dell’edificio. Rastrello rappresenta bene la nostra idea di progetto: luoghi che non cercano un effetto immediato, ma che si rivelano nel tempo, offrendo un’esperienza coerente, immersiva e profondamente radicata nel contesto. 

Dal vostro punto di vista, infine, come sarà la cucina di domani? Più minimal, più emozionale, più tecnica o un equilibrio tra questi aspetti?  

Immagino una cucina sempre più essenziale nelle forme, ma più ricca sul piano sensoriale. Minimalismo ed emozione non sono in contrasto: possono convivere in un equilibrio raffinato. Sarà tecnologica, certo, ma anche più tattile, più materica, più connessa alla dimensione conviviale della casa. In fondo, la cucina del futuro continuerà a svolgere il suo ruolo più antico: essere il cuore dello spazio domestico. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
In caso di citazione si prega di citare e linkare progettocucinabiz.it