Momisma e il CNCC hanno presentato l’Osservatorio sull’Industry italiana dei centri commerciali 2021. L’impatto della pandemia da Covid 19 è al centro dell’analisi. Gli effetti sull’intera economia, i trend e le nuove abitudini di consumo che emergono dalla survey condotta ta i 18 e 65 anni.
Nel 2020 si è prodotta una perdita di fatturato complessiva del 25% rispetto al 2019, pri a un decremento di 45,5 miliardi di euro. La conseguenza delle chiusure e delle restrizioni a cui tutte le 1300 strutture del territorio nazionale si sono dovute adeguare.
Posti di lavoro
Si registra una contrazione di 55 mila posti di lavoro, passando da 783 mila occupati del 2019 ai 728 mila del 2020. Per gli impieghi diretti dei centri commeciali si registra un calo di 40mila posti di lavoro.
Meno importante la perdita di posti di lavoro a tempo indeterminato, grazie soprattutto alle misure di tutela attivate.
Quello che emerge è un aumento del numero di spese effettuato online, incrementando anche frequenza e valore della spesa sui negozi digitali.
Il 42% degli italiani nel 2020 sono ricorsi al canale online per effettuare acquisti che nel 2019 avrebbero fatto in un centro commerciale.
La spesa finale complessivamente fatta dalle famiglie italiane ha realizzato una perdita di 129 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. La spesa per consumi finali in beni nel 2020 di è attestata a meno 36 miliardi di euro. L’e-commerce, con i suoi 23,4 miliardi di euro, rappresenti solo il 6,8% della spesa complessivamente realizzata.
Roberto Zoia, Presidente del CNCC
“Presentare questa importante indagine realizzata da Nomisma è un punto di partenza fondamentale per comprendere gli effetti profondi della pandemia sul nostro comparto. Tra gli aspetti più interessanti che sono emersi dalla ricerca, mi preme segnalare la centralità che il commercio fisico continua ad avere, pur nel contesto di un’evoluzione del mercato sempre più caratterizzata dall’integrazione dell’esperienza fisica con quella digitale.Dall’analisi emerge con chiarezza come, nonostante per mesi il digitale sia stato spesso l’unica opzione d’acquisto possibile e abbia realizzato una crescita importante, esso non sia stato in grado di sopperire neppure lontanamente al crollo dei consumi a cui abbiamo assistito nel corso del 2020.Per questo motivo, il sostegno alle attività del commercio tradizionale resta prioritario nell’ambito di politiche economiche e industriali che si prefiggano di rilanciare i consumi. Solo sostenendo il canale fisico, che rimane la scelta preferita dalle famiglie italiane, si potrà infatti realmente contribuire ad agevolare la ripresa economica del Sistema Paese nel suo complesso”.
Luca Dondi, Amministratore Delegato di Nomisma
© RIPRODUZIONE RISERVATA“L’Osservatorio sull’Industry dei Centri Commerciali sviluppato da Nomisma per CNCC mette in luce importanti note di attenzione su cui soffermare riflessioni di sviluppo futuro, ora che siamo all’alba dell’atteso New Normal. Il primo aspetto riguarda i motivi della mancata visita ai Centri Commerciali, riconducibile principalmente alle chiusure dei negozi dettate dalle misure di contenimento della pandemia e dalla confusione degli acquirenti a capire gli effettivi giorni di chiusura e apertura dei punti vendita.Importante nella scelta di diminuire la frequenza di visita ai centri commerciali anche la percezione – reale o indotta – del rischio sanitario e a seguire effetti di sostituzione dei canali. L’altro elemento riguarda l’andamento delle vendite del commercio al dettaglio sul canale online. L’analisi mensile dell’indice delle vendite del commercio al dettaglio evidenzia dei picchi in corrispondenza dei periodi di lockdown – oltre che nei momenti in cui gli acquisti online si intensificano in maniera ricorrente (es. Black Friday e Natale).Il vero interrogativo è quindi quanto i nuovi modelli di acquisto degli italiani rimarranno in maniera strutturale riuscendo a modificare l’assetto dei consumi pre-Covid”.
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