Di seguito un estratto dall’articolo apparso sul numero di Marzo di Progetto Cucina.
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Nomade come architettura in movimento o come ‘No-made’, nel senso di ‘non (ancora) fatto, da inventare’? Per scoprirlo incontriamo Selina Bertola che a Milano, 16 anni fa, ha fondato Nomade Architettura che si occupa di progetti residenziali, uffici, retail e progetti commerciali per brand di fama internazionale. Uno dei suoi punti di forza? Uno staff tutto al femminile
Nomade Architettura: un nome che è già un manifesto d’intenti. In che modo l’idea di ‘nomadismo’ si riflette nel vostro approccio al progetto e nella capacità di adattarvi a contesti diversi? E come mai uno staff di sole donne? Si tratta di una scelta precisa?
Una domanda che racchiude sedici anni di studio! Provo a rispondere con ordine. Nomade è sì una dichiarazione d’intenti: quella di una me ventinovenne che, rientrata in Italia dopo anni all’estero, ha scelto di aprire il proprio studio portando con sé l’internazionalità che tanto amava. E così è stato. La possibilità di confrontarci con progetti molto diversi tra loro, anche fuori dall’Italia, e soprattutto con clienti che arrivano davvero da ogni parte del mondo, oggi ci permette di mantenere quell’apertura mentale e quella flessibilità che, per noi, sono fondamentali nel buon progettare. Lo staff interamente femminile, invece, è nato quasi per caso: da quella scintilla in più che, colloquio dopo colloquio, ho riconosciuto nelle donne che incontravo mentre lo studio cresceva e cercavo nuove collaborazioni. Col tempo è diventato parte del nostro DNA, e ne siamo profondamente fiere. Oggi, in un contesto lavorativo ancora in gran parte maschile, essere uno studio composto solo da donne è anche un messaggio.
Quali elementi progettuali e identitari dello Studio ritornano anche all’interno delle tipologie di ambienti molto differenti – casa, ufficio, spazio commerciale – di cui vi occupate?
Sicuramente le partizioni in ferro e vetro, introdotte nei nostri progetti parecchi anni fa, e da noi studiate in moltissime declinazioni. Ma anche il marmo e il legno, due materiali che spesso utilizziamo nello stesso ambiente e che portano eleganza e raffinatezza.
Guardiamo ora all’ambiente cucina, uno dei più complessi dal punto di vista tecnico e funzionale: che ruolo ha oggi la cucina e grazie a quali elementi riuscite a integrarla con il resto della casa?
La cucina, sempre più, è davvero il fulcro della casa. Per anni è stata quasi ‘nascosta’, mentre oggi i clienti ci chiedono l’opposto: esaltarla, renderla centrale e integrarla nella zona giorno. E ha perfettamente senso, perché in cucina ci si ritrova: si chiacchiera, si prepara, si sta insieme… è lo spazio dove, volenti o nolenti, gli ospiti finiscono sempre, magari mentre la cena prende forma. Proprio per questo deve funzionare benissimo: essere comoda, intuitiva, pratica. Ma non solo. Deve anche essere bella, curata nei dettagli, con accenti, colori e materiali che riprendono il fil rouge del progetto e raccontano l’identità della casa.
Con quali aziende di cucine e di elettrodomestici lavorate maggiormente? Sono brand italiani o internazionali? Ce ne sono alcuni con cui vi piacerebbe lavorare in futuro e non ce n’è ancora stata l’occasione?
Devo ammettere che le cucine dei nostri progetti spesso sono disegnate su misura da noi, laddove però abbiamo optato per cucine di marca, abbiamo scelto di lavorare con brand italiani. Per esempio, ci è capitato di lavorare con Ernestomeda e Poliform. Ernestomeda lo abbiamo scelto per il rapporto qualità e prezzo, Poliform per le soluzioni tecnico-formali molto ricercate, e per l’immagine unica delle loro cucine.
Quali sono i ‘punti fermi’ della vostra cucina ideale, in termini di materiali, elettrodomestici, illuminazione e organizzazione dello spazio?
È sempre un po’ rischioso parlare di ‘punti fermi’, perché ogni casa e ogni progetto hanno variabili che non sono sempre prevedibili. Però, se c’è una cosa che cerco di garantire in ogni cucina, è un’impostazione chiara su alcuni elementi chiave. Per esempio, l’illuminazione: mi piace lavorare con due livelli. Una luce più tecnica e funzionale a soffitto, con spot integrati che aiutano davvero nelle attività quotidiane, e una luce più decorativa sull’isola, che scalda l’ambiente e la rende anche più scenografica. Poi c’è il tema della pulizia visiva: amo quando gli elettrodomestici restano nascosti, non a vista, per mantenere un’immagine ordinata e coerente con il resto della zona giorno. E sui materiali ho una preferenza netta: adoro il marmo per il piano cucina, perché dà carattere e una qualità immediata allo spazio. Infine, tra i consigli che diamo quasi sempre, c’è l’inserimento del filtro dell’acqua: è comodissimo nella vita di tutti i giorni ed è anche una scelta più eco-friendly.
Dal vostro osservatorio, infine, come crede evolveranno le cucine? Saranno ambienti sempre più tecnologici e gestiti dall’intelligenza artificiale o, al contrario, più vicini a una sensibilità green e sostenibile?
Spero in un mix di entrambe le cose. Da una parte, mi piacerebbe che non si perdesse mai il lato più umano della cucina: quel luogo di rituali quotidiani, di condivisione, di gesti semplici. E insieme, un’attenzione sempre più concreta alla sostenibilità, non come trend ma come modo di vivere meglio. Dall’altra, perché no: se l’Intelligenza Artificiale può darci una mano — ottimizzando i consumi, aiutandoci a gestire la dispensa, rendendo più efficienti alcuni processi — ben venga. L’importante è che resti uno strumento al servizio della qualità della vita, senza togliere calore e autenticità a uno spazio così centrale.
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