L’ingegneria dell’Aria di Falmec

Lorenzo Poser, Responsabile Marketing elenca punti di forza dell’azienda e i nuovi trend per l’ambiente cucina
Lorenzo Poser, Responsabile Marketing di Falmec

Era il 1981 quando Danilo Poser, nei locali di un ex allevamento di polli in mezzo alla campagna attorno a Vittorio Veneto, dove l’imprenditore era cresciuto, avvia una produzione di stufe da cucina, all’epoca una delle eccellenze del Nord Est italiano. In pochissimo tempo, però, individuando una nicchia di mercato molto promettente e non ancora presidiata da altri brand, decide di ampliare la prodizione alle cappe. È da quel momento, e da questa intuizione del fondatore (ancora oggi saldamente alla guida dell’azienda insieme al fratello Maurizio) che Falmec fa un salto di qualità. Arrivano così le commesse dai mobilifici e dai brand di cucina di tutta Italia e, nel giro di qualche anno, anche dall’estero. Un successo che non ha impedito all’azienda di restare fedele a due punti fermi: la solida organizzazione famigliare e una produzione 100% italiana, anzi Veneta. Accanto al patron Danilo e al fratello Maurizio oggi lavorano infatti anche i figli: Lorenzo, responsabile Marketing, e Andrea, responsabile di produzione. Un legame con la famiglia e con il territorio che si traduce in un modello produttivo sano, fondato sulla verticalizzazione delle competenze e sulla qualità delle lavorazioni, come ricorda il nome stesso, “Falmec”, che unisce le parole falegnameria e meccanica. «Le nostre prime cappe erano in legno massello, dunque richiedevano una doppia capacità produttiva per rispondere alle richieste del mercato degli anni Ottanta. Ma da allora è cambiato tutto» spiega Lorenzo Poser, Responsabile Marketing di Falmec. Che ci svela i punti di forza dell’azienda e i nuovi trend per l’ambiente cucina. 

Qual è stata la decisione che ha cambiato il destino dell’azienda? 
Prima di tutto aver intuito il potenziale rappresentato dalla cappa da cucina, poi averla saputa trasformare da semplice elettrodomestico a vero e proprio elemento progettuale. All’epoca era un segmento ancora poco presidiato dal punto di vista del design e della qualità: intervenendo su questi due aspetti, siamo riusciti a occupare uno spazio di mercato in forte crescita. 

Parliamo di materiali: siete passati dal rame martellato all’acciaio inox, fino a sperimentare il poliuretano e il vetro. Cosa dovremo aspettarci per il futuro? «Il rame, come il legno, erano materiali in linea con le cucine dei primi anni Ottanta, ma in poco tempo sono state sostituiti dall’acciaio inox, igienico, resistente e longevo, perché in azienda potevamo contare su collaboratori molto competenti nella lavorazione di questo materiale. Ma non ci bastava e abbiamo sempre fatto ricerca su altri materiali, un approccio sperimentale che è stato fondamentale per affinare il nostro know-how. Ecco allora il vetro, con il quale abbiamo raggiunto la massima espressione con la cappa a isola Mirabilia, in vetro decorato disponibile in varie finiture e dotata di un sistema di illuminazione che la trasforma in un elegante punto luce per l’ambiente cucina. Fino a soluzioni ancora più innovative come la cappa “conchiglia” in poliuretanoUna continua ricerca sul fronte dei materiali e dell’estetica che ci ha permesso di adattare i nostri prodotti ai cambiamenti del linguaggio della cucina, passando da un design più decorativo a soluzioni integrate. Spazio, la cappa con cui nel 2020 abbiamo vinto il Compasso d’oro, rappresenta la sintesi di questo percorso: non solo una cappa, ma un sistema multifunzionale con ripiani contenitivi, prese integrate, inserimento elementi verdi e una soluzione filtrante compatta all’interno di un’architettura modulare. Il Compasso d’Oro ha voluto proprio premiare la nostra capacità di ridefinire il ruolo di questo prodotto nello spazio cucina. 

Negli ultimi vent’anni avete rafforzato anche la vostra presenza all’estero: in quali Paesi e con quali numeri? 
Oggi Falmec produce circa 800 cappe al giorno, grazie al lavoro di 200 addetti nella sede di Vittorio Veneto e di una cinquantina nelle filiali estere. Al momento abbiamo filiali commerciali soprattutto in Europa, tra Germania, Regno Unito, Olanda, Belgio, Danimarca, Polonia e Russia, oltre a partecipazioni in Spagna e nelle repubbliche baltiche. Ma attraverso i nostri distributori siamo presenti anche in Nord America, Asia e Oceania. I mercati che ci vedono più richiesti? Senz’altro l’Italia, che per noi resta il primo mercato, seguita da Germania, Francia, Stati Uniti, Canada, Australia e Corea del Sud. 

Falmec ha saputo mantenere una forte identità territoriale: in un contesto globale, perché mantenere una produzione 100% italiana? 
Il territorio è stato determinante perché il Nord Est offre un sistema produttivo unico, con competenze diffuse e una cultura industriale e logistica che non ha eguali a livello mondiale. Dunque è stato naturale scegliere di mantenere qui tutta la produzione, anche per una questione di responsabilità verso il territorio in cui siamo nati e cresciuti e per una leva competitiva, perché ci consente un controllo diretto sulla qualità e sui processi. Dunque si tratta di una scelta strategica oltre che identitaria. Il Made in Italy, per essere credibile, deve essere reale, non di facciata. Sostenere una produzione interna, poi, ci permette di valorizzare un sistema industriale che ancora oggi offre un vantaggio competitivo significativo. Ma, naturalmente, questo richiede da parte nostra coerenza nelle scelte e il costante presidio della qualità. 

Quali sono oggi le principali direttrici di sviluppo? 
Oggi il nostro focus è sull’equilibrio tra design e funzionalità concreta. Perché la tecnologia è fondamentale, ma non può essere fine a sé stessa, deve rispondere a esigenze reali. Da anni, per esempio, lavoriamo su soluzioni per la riduzione della rumorosità, come il sistema NRS (dall’inglese Noise Reduction System) che consente alla cappa di funzionare con livelli di rumore bassissimi, intorno ai 45 decibel. Parallelamente abbiamo anche sviluppato tecnologie filtranti superavanzate per il ricircolo dell’aria, tecnologie che si ispirano ai sistemi di sanificazione e depurazione dell’aria utilizzati in ambito ospedaliero 

E sul fronte prodotto? 
Stiamo assistendo a una crescente integrazione tra sistemi di cottura e aspirazione. Le nuove soluzioni puntano a unire queste funzioni in modo sempre più armonico. In parallelo, continuiamo a investire nel dettaglio progettuale perché le aziende di arredamento che ci scelgono si rivolgono a un pubblico sempre più esigente e informato 

Dalla lavorazione del legno alle tecnologie più avanzate per la qualità dell’aria e il contenimento del rumore, la storia di Falmec racconta dunque di un percorso coerente, fondato su ricerca, capacità produttiva e visione progettuale: il vero Made in Italy, con le sue solide radici industriali, il know-how e l’investimento nella ricerca può realmente contribuire a ridefinire il ruolo degli elettrodomestici. Quelli di oggi, e quelli che useremo domani. 

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