“L’ecodesign non è una rivoluzione: è l’identità di Imab”

Parla Elia Grossi, Responsabile Sostenibilità e Organizzazione dell’azienda marchigiana

Questo articolo è apparso sul numero di Luglio di Progetto Cucina

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Nel dibattito europeo sull’Ecodesign c’è chi vede una trasformazione radicale e chi, come IMAB, riconosce in questo percorso una naturale evoluzione di un modello industriale già radicato nel settore. A raccontarlo è Elia Grossi, Responsabile Sostenibilità e Organizzazione dell’azienda marchigiana. “Uso responsabile delle risorse, recupero dei materiali e attenzione alla durabilità non sono concetti nuovi per il legno-arredo”, spiega. “L’arrivo dell’Ecodesign non ha rappresentato uno stravolgimento, ma il consolidamento di pratiche già presenti nella filiera.” 

IMAB ha iniziato il proprio percorso di adeguamento anni prima dell’ESPR, lavorando su processi interni, tracciabilità, gestione delle risorse e collaborazione lungo la supply chain. L’arrivo del Regolamento ha semplicemente dato una cornice più strutturata a un lavoro già in corso. “Il processo di formalizzazione è ancora in evoluzione”, precisa Grossi. “La normativa si sta definendo passo dopo passo e noi stiamo crescendo insieme ad essa. 

Per l’azienda, l’Ecodesign rappresenta soprattutto un’opportunità per rafforzare il proprio posizionamento competitivo. Lavorare su tracciabilità, riciclabilità e durabilità consente infatti di rispondere a una domanda crescente di trasparenza e responsabilità, soprattutto da parte dei clienti più sensibili ai temi ESG. “La sostenibilità è un valore riconosciuto, ma va spiegato e reso comprensibile”, osserva Grossi. 

Come molte aziende del comparto, anche IMAB evidenzia il rischio che norme molto stringenti in Europa possano favorire prodotti provenienti da Paesi che non applicano gli stessi standard. “È un rischio reale. Chi compete soltanto sul prezzo potrebbe approfittarne. La sfida sarà far capire al cliente che un prodotto conforme non è soltanto più sostenibile, ma anche più affidabile nel tempo. 

Grossi insiste inoltre sul fatto che sostenibilità e circolarità non possano essere ridotte al semplice utilizzo di materiali riciclati: “Essere circolari significa ripensare l’intera filiera, dalla prossimità dei fornitori alla riduzione degli sprechi fino alla trasparenza dei processi”.  La sostenibilità, aggiunge, comprende anche responsabilità sociale, qualità del lavoro, sicurezza e inclusione. “È lì che possiamo fare davvero la differenza. Sul piano ambientale i prodotti tendono ad assomigliarsi sempre di più, mentre sul piano sociale possiamo raccontare un valore distintivo.” 

La riparabilità, uno dei pilastri dell’Ecodesign, viene interpretata in modo pragmatico. Nel segmento premium è un valore riconosciuto, mentre nei prodotti di primo prezzo il cliente percepisce meno il beneficio.  Sul fronte operativo, IMAB non ha ancora modificato la propria rete di fornitura. La fase attuale resta principalmente di analisi e valutazione, in attesa che i requisiti applicativi vengano definiti con maggiore precisione. 

Secondo Grossi, le richieste normative aumenteranno inevitabilmente e la sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica. “Il supporto istituzionale non è stato sufficiente”, osserva. “Oggi gran parte dello sforzo ricade sulle aziende e sono soprattutto le realtà più strutturate a fare da apripista.  Per accelerare la transizione ecologica, conclude, servono strumenti contributivi mirati su tecnologie, processi e formazione: “La transizione comporta costi inevitabili. Senza incentivi rischiamo di creare un vantaggio competitivo soltanto per pochi”. 

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