Il copione è sempre lo stesso: davanti alla relativa debolezza del mercato domestico, i produttori cinesi rivolgono la loro sovraproduzione verso l’Europa. Le economie di scala, la capacità produttiva delal filiera, i bassi costi della materia prima e forse sovvenzioni pubbliche dirette o indirette consentono loro una leadership di prezzo che non lascia indifferente il trade. Un film in corso di proiezioni nel settore degli elettrodomestici che si ripete, questo il tema approfondito nel corso dell’Assemblea di FederlegnoArredo, nel mondo del mobile in legno.
L’Italia nel I trimestre 2026 ha importato dalla Cina mobili per 217,5 milioni, contro soli 54 milioni di esportazione. In Europa nei primi due mesi del 2026 sono arrivato prodotti in legno e mobili per 5 miliardi di euro: 0,9 miliardi in germania, o,8 nei Paesi Bassi e 0,73 miliardi in Francia.
Il presidente di Federlegnoarredo Claudio Feltrin ha richiamato l’esigenza di “garantire condizioni di concorrenza realmente eque. Le imprese italiane ed europee investono da anni in sostenibilità ambientale, sicurezza, qualità del lavoro e tracciabilità. Non possiamo continuare a competere con sistemi produttivi che operano con regole, costi e standard completamente diversi”.
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