ESPR è una sfida della sostenibilità per la filiera: parla Edi Snaidero

Con l’ESPR l’Europa introduce nuovi criteri di durabilità, riparabilità, tracciabilità e trasparenza destinati a trasformare il settore

Questo articolo è apparso sul numero di Luglio di Progetto Cucina

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L’Europa sta riscrivendo le regole del gioco e il settore cucine è tra i primi a sentirne l’impatto. Con l’ESPR, il nuovo Regolamento sull’Ecodesign per i Prodotti Sostenibili, progettare una cucina non significa più soltanto scegliere materiali e finiture, ma garantire durabilità, tracciabilità, riparabilità, contenuto riciclato e trasparenza lungo tutta la filiera.  Una trasformazione che promette di innalzare gli standard qualitativi del mercato, ma che rischia anche di mettere in difficoltà le aziende meno strutturate o meno preparate ad affrontare nuovi obblighi documentali, organizzativi e tecnologici. 

In Italia, dove il comparto è già tra i più avanzati in Europa sul fronte delle certificazioni ambientali e dell’utilizzo di pannelli riciclati, il cambiamento viene accolto con un misto di consapevolezza e cautela. Le aziende sanno di partire da una posizione di forza, ma chiedono regole applicate realmente a tutti, controlli rigorosi alle frontiere e norme che non si trasformino in un peso burocratico.  Tra passaporto digitale del prodotto, nuove responsabilità lungo la supply chain e un mercato globale sempre più competitivo, il settore si trova davanti a una sfida che non è soltanto tecnica, ma strategica. E che potrebbe ridefinire, nel giro di pochi anni, gli equilibri competitivi dell’industria europea del mobile. 

Il Regolamento europeo sull’Ecodesign per Prodotti Sostenibili sta ridisegnando il futuro dell’industria del mobile, compreso il comparto cucine. Una rivoluzione che parte dalla progettazione e arriva alla durabilità, alla riparabilità, al riciclo e alla trasparenza dei materiali.  Ne abbiamo parlato con Edi Snaidero, Presidente della Confederazione Europea dell’Industria del Mobile, Capogruppo dei cucinieri in FederlegnoArredo, Presidente del Cluster Legno-Arredo Sistema Casa del Friuli-Venezia Giulia e alla guida della storica azienda di famiglia. Una voce che riunisce insieme la prospettiva dell’imprenditore, del rappresentante associativo e dell’interlocutore europeo. 

Secondo Snaidero, parlare oggi di piena applicazione dell’ESPR è ancora prematuro, perché diversi atti delegati devono ancora essere pubblicati e la norma assegnerà ulteriore tempo alle imprese per adeguarsi. Tuttavia, il settore non parte da zero.  Negli ultimi anni molte aziende italiane del legno-arredo hanno investito in certificazioni e processi sostenibili: FSC e PEFC per il legno proveniente da foreste certificate, ISO 14001 per la gestione ambientale, sistemi di riciclo dell’acqua e impianti fotovoltaici per compensare i consumi energetici. “Il nostro settore non è energivoro”, osserva Snaidero. “Semmai lo sono le materie prime, come i pannelli, ma questo riguarda i produttori a monte.” 

Uno dei punti di forza italiani è l’utilizzo diffuso di pannelli truciolari da legno riciclato, che superano il 90% di materiale recuperato. “Siamo già molto avanti nella fase di riutilizzo e riciclo”, sottolinea.  Per Snaidero il vero vantaggio competitivo resta però la qualità del prodotto. Le cucine italiane sono progettate per durare decenni e questo apre un tema centrale nel dibattito europeo: la disassemblabilità. “Non può diventare un dogma”, spiega. “Un prodotto incollato di alta qualità può durare quarant’anni, mentre un prodotto smontabile di bassa gamma magari dieci. Allora dov’è il vantaggio ambientale?” 

Secondo Snaidero, la normativa europea si sta orientando verso obiettivi ambientali e non verso prescrizioni tecniche rigide. “Si lavora per definire cosa ottenere, non come ottenerlo. Posso raggiungere lo stesso risultato con un prodotto incollato oppure con uno smontabile. L’importante è ridurre l’impatto ambientale complessivo.” La longevità del prodotto apre inoltre la strada al riuso e al refurbishment. “Una cucina di qualità può essere rimessa a nuovo e rivenduta. Questo allunga la vita utile del prodotto e valorizza il Made in Italy e il Made in Europe.” 

Passaporto digitale e controlli: la vera partita competitiva 

Uno degli strumenti più innovativi introdotti dall’ESPR è il Digital Product Passport, che conterrà informazioni su origine, materiali, manutenzione, riciclabilità e presenza di sostanze potenzialmente dannose.  Per Snaidero può diventare una leva competitiva importante, ma soltanto se accompagnato da controlli efficaci: “Il passaporto evidenzierà contenuti reali, ma tutto dovrà essere verificato”.  Il rischio è che si ripeta quanto già visto in altri settori, come quello degli elettrodomestici, dove le aziende europee subiscono concorrenza sleale da parte di produttori extra-UE favoriti dalla debolezza dei controlli sugli standard di consumo energetico. “Oggi i controlli sono ancora pochi e spesso a campione. Ma il DPP richiederà competenze tecniche elevate anche nelle dogane: bisognerà verificare materiali, sostanze e provenienza dei prodotti. Se saremo capaci di controllare davvero, questo sistema rappresenterà un enorme vantaggio competitivo per chi produce qualità”, rimarca Snaidero.  La provenienza sarà uno degli elementi chiave. “Il passaporto renderà immediatamente chiara l’origine dei prodotti e questo favorirà il Made in Italy, il Made in Germany e più in generale il Made in Europe.” 

Il rischio burocrazia e il ruolo delle associazioni 

Accanto alle opportunità, Snaidero evidenzia però il rischio di un eccesso di burocrazia, sia a livello italiano sia europeo: “Se si complicano troppo le procedure si ottiene l’effetto opposto: le aziende cercano scorciatoie e chi importa da Paesi extra-UE ha molta più facilità a eludere i controlli”.  Il caso dell’EUDR, il regolamento europeo sulla deforestazione, viene indicato come esempio emblematico. Nella sua formulazione iniziale, la norma avrebbe imposto una due diligence completa anche per il legno proveniente da foreste europee già certificate FSC o PEFC. “Una follia. Per fortuna siamo riusciti a bloccarla e a rimetterla in discussione.”  Per Snaidero il problema è spesso culturale: “Non si può fare sostenibilità senza conoscere i settori industriali. Servono norme praticabili, non dogmi”. 

In questo contesto, il ruolo di FederlegnoArredo viene considerato cruciale. La federazione è impegnata su formazione, webinar, supporto tecnico alle imprese, partecipazione a bandi; attività di lobbying istituzionale; coordinamento con altre federazioni europee e con Business Europe. “La prossima settimana incontrerò tutti i cucinieri per aggiornamenti su EUDR ed ESPR”, racconta. “Essere dentro la federazione significa ricevere informazioni in tempo reale su ciò che accade a Bruxelles e nei mercati internazionali. Molte aziende sottovalutano questo aspetto e se ne accorgono troppo tardi.”  Il lavoro di rappresentanza, aggiunge, è stato decisivo anche per correggere alcune impostazioni normative considerate dannose. “Abbiamo incontrato Parlamento europeo, Commissione e ministeri. Oggi l’Italia ha una voce più ascoltata rispetto al passato e questo aiuta.” 

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