Elettrodomestici: l’industria chiede una strategia europea 

Applia Europe rivendica il ruolo del settore e chiede alla Commissione un Piano di azione

Di seguito un estratto dall’articolo apparso sul numero di Aprile di Progetto Cucina.

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L’industria europea degli elettrodomestici è in una fase difficile. Sul fronte della domanda, i salari reali in stasi e l’incertezza geopolitica portano molte famiglie a posporre il rinnovo dei loro elettrodomestici o a optare per prodotti più economici.  Sul fronte dell’offerta, la gigantesca capacità produttiva asiatica, esaurita la spinta dei bonus governativi in Cina, si sta ormai dirigendo verso il mercato europeo: se nel 2023 il 75% dei grandi elettrodomestici venduti nel continente era prodotto localmente, questa percentuale è destinata probabilmente a diminuire. 

La risposta delle aziende europee del settore passa certamente per l’innovazione di prodotto, il marketing e l’efficientamento produttivo, ma ha anche bisogno di non essere ostacolata ed essere anzi promossa dalle politiche industriali avviate dalla Commissione e dal Parlamento Europeo.  

Elettrodomestici: un asset strategico per l’industria 

A Bruxelles il team di combattivi esperti e lobbyist di Applia Europe – ricco di italiani e diretto da Paolo Falcioni – è il ‘fronte avanzato’ di una strategia che mira a sottolineare il ruolo cruciale che l’industria degli elettrodomestici svolge non solo nell’occupazione e nella creazione di valore, ma nel dare concretezza agli obiettivi strategici che l’Unione Europea da tempo si è data. 

Esiste il rischio che Commissione e Parlamento, concentrati su obiettivi come la transizione ecologica e digitale, si focalizzino sulla produzione di energia da fonti alternative, sull’industria automobilistica, sull’AI e sull’edilizia, dimenticando – e a volte involontariamente ostacolando – un settore che, citiamo Paolo Falcioni: “è diventato uno degli strumenti europei più efficaci per ridurre la domanda di energia, per supportare la circolarità e migliorare il potere di acquisto dei consumatori, senza richiedere loro drastici cambiamenti nelle loro abitudini”. 

La richiesta di un action plan europeo 

Proprio per promuovere il riconoscimento del settore come uno degli asset industriali strategici europei, Applia Europe ha prodotto un documento intitolato Powering Europe’s Competitiveness, Improving People’s Lives che richiama l’Europa all’attuazione di un Piano di azione per la filiera delle Home Appliances. 

Questo Piano di azione al momento non c’è, anzi, diverse misure prese o allo studio presso Parlamento e Commissione Europea hanno involontariamente effetti opposti. Per esempio, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) e le misure prese per difendere l’industria europea dell’acciaio, definiscono dei ‘quasi dazi’ che – volendo reintrodurre nei prezzi il costo ecologico delle importazioni – aumentano i costi di semilavorati e materie prime importati dai manufacturer europei per le loro produzioni. Il principio è giusto ma, paradossalmente, non è applicato ai prodotti finiti importati, rendendoli ancora meno costosi degli equivalenti Made in Europe! 

Una ‘asimmetria concorrenziale’ che potrebbe essere risolta estendendo queste misure ai prodotti importati e non solo a materie prime e semilavorati.  Lo stesso vale per provvedimenti come l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) che si sovrappone ad altre normative, o al Data Act: tutte norme che finiscono per aumentare i costi e rallentare l’innovazione. Non aiutano i deboli controlli sulle importazioni, a danno dei produttori europei più attenti a rispettare le regole che provengono da Bruxelles.  

I crescenti costi e i disallineamenti fra le stesse regolamentazioni europee o fra queste e quelle nazionali, la loro debole applicazione ai prodotti importati non sono questioni astratte. Sono situazioni che impongono alle aziende di prendere decisioni: se e dove aprire o chiudere un impianto, su quali mercati o categorie di prodotto investire e su quali eventualmente disinvestire. 

R&D, leva strategica del settore  

Per generazioni” – sottolinea Yannick Fierling, Ceo di Electrolux Group, in un suo intervento nel documento di Applia – “i Centri Ricerca e Sviluppo e le filiere di fornitura hanno realizzato prodotti che migliorano la vita quotidiana, riducendo le bollette dell’energia, risparmiando acqua ed elettricità e creando posti di lavoro qualificati e duraturi in tutta Europa”. L’accenno alla R&D è importante: nel solo 2024 le industrie del settore hanno ottenuto 4.700 brevetti: più del doppio rispetto ai 2.191 di dieci anni prima. 

Il valore aggiunto diretto e indiretto dell’industria degli elettrodomestici è stimato da Applia Europe in quasi 80 miliardi di euro, un pilastro per i Pil nazionali e per i salari: sono infatti poco meno di un milione i posti di lavoro offerti direttamente e indirettamente dal settore in 500 fra centri R&D, terziari e industriali (tra cui 130 stabilimenti).  

Obiettivi di lungo termine fissati a livello europeo e globale, come il risparmio d’acqua, diventano realtà grazie alla innovazione di prodotto. Una lavatrice moderna consuma 46 litri d’acqua per ciclo di lavaggio, contro i 65 litri di fine anni ’90. Nelle lavastoviglie il consumo, nello stesso periodo, è più che dimezzato da 20 a 9,5 litri per ciclo. Un risultato che, moltiplicato per centinaia di milioni di prodotti e centinaia di lavaggi annui, si trasforma in miliardi di litri d’acqua non sprecati ogni giorno. 

Quando si parla di transizione verde spesso si pensa a grandi infrastrutture o nuove produzioni di energia. Eppure, una buona parte della sostenibilità in Europa si gioca tranquillamente nelle case. Ogni nuova generazione di elettrodomestici riduce il consumo di energia e acqua, garantisce una maggiore durata, facilita la riparazione e rende concreta la circolarità. Questo si traduce in un uso migliore delle risorse”, nota il DG di Applia Paolo Falcioni e aggiunge: “Non stiamo parlando di distanti ambizioni ma delle tecnologie che sono in uso oggi!”. (a.p.) 

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