Questo articolo è apparso sul numero di Settembre di Progetto Cucina
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Il mercato italiano dell’arredo torna a crescere, ma l’incremento dell’1% registrato nel 2025 racconta soltanto una parte della storia. Dopo la contrazione del 2,2% dell’anno precedente, il settore sembra aver ritrovato un percorso di sviluppo, raggiungendo un valore complessivo di 15,6 miliardi di euro. Dietro questo risultato, tuttavia, si intravede un cambiamento più profondo che interessa l’intera filiera: non si modificano soltanto i numeri del mercato, ma anche le strategie delle imprese, i mercati di riferimento, i modelli distributivi e le leve sulle quali costruire la competitività dei prossimi anni.
È questo il quadro che emerge dal Deloitte Furniture Market Monitor 2026. L’analisi restituisce l’immagine di un comparto che continua a rappresentare una delle eccellenze del Made in Italy e che, nonostante uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, nuove pressioni tariffarie e aumento dei costi delle materie prime, mantiene una significativa capacità di crescita grazie alla forza dell’export, al posizionamento nella fascia alta del mercato e a una crescente evoluzione dei modelli di business.
Le prospettive delineate dallo studio indicano una progressione graduale ma costante. Nel 2026 il giro d’affari dovrebbe raggiungere i 15,7 miliardi di euro, mentre nel 2027 potrebbe arrivare a 15,9 miliardi, superando per la prima volta i livelli precedenti alla pandemia. Una crescita che non assume i contorni di un’accelerazione, ma che testimonia la capacità del settore di ritrovare stabilità dopo anni caratterizzati da profonde discontinuità nella domanda e nei consumi.
Su scala globale il mercato dell’arredo ha raggiunto nel 2025 un valore di circa 800 miliardi di euro, con una crescita dell’1,7%. L’Italia rappresenta l’1,9% del totale mondiale e continua a operare all’interno di uno scenario fortemente internazionalizzato, nel quale l’Asia-Pacifico concentra il 33,5% del mercato, il Nord America il 29,7%, l’Europa il 29% e il resto del mondo il 7,8%. Una distribuzione che conferma come la competizione si giochi ormai su scala globale e renda indispensabile, per le imprese italiane, una presenza sempre più articolata sui mercati internazionali.
L’export resta il principale motore della crescita
Se il mercato domestico mostra segnali di recupero, è ancora una volta l’export a rappresentare il principale elemento di forza del settore. Tra il 2019 e il 2024 le esportazioni italiane di arredo sono infatti cresciute con un tasso medio annuo del 3,6%, confermando la forte vocazione internazionale delle imprese del comparto.
Francia, Stati Uniti, Germania e Regno Unito continuano a essere i principali mercati di riferimento e assorbono complessivamente circa la metà delle vendite all’estero. Accanto a queste destinazioni consolidate stanno però emergendo nuovi poli di sviluppo. Emirati Arabi Uniti, Polonia e gli stessi USA figurano tra i Paesi che hanno registrato i tassi di crescita più elevati nell’import di arredo italiano, evidenziando come la domanda internazionale continui a premiare il valore del design Made in Italy anche in mercati extraeuropei particolarmente dinamici.
In questo scenario la competizione si sposta sempre più verso il segmento premium. Qualità dei materiali, capacità progettuale, personalizzazione e valore del marchio rappresentano oggi i principali fattori competitivi delle aziende italiane, che trovano nella fascia alta del mercato uno spazio meno esposto alla competizione di prezzo e maggiormente orientato alla ricerca di prodotti distintivi.
Anche il contract continua a rafforzare il proprio ruolo strategico. Alberghi, residenze di lusso, grandi sviluppi immobiliari e progetti hospitality rappresentano ormai una componente sempre più rilevante del business di molte aziende italiane, che possono valorizzare competenze progettuali, flessibilità produttiva e capacità di sviluppare soluzioni su misura.
Tra i comparti che hanno mostrato la maggiore resilienza negli ultimi anni si distingue inoltre il lighting. L’illuminazione sta progressivamente assumendo un ruolo centrale nei progetti di interior design, integrando tecnologie digitali, gestione intelligente degli spazi e ricerca estetica, fino a diventare un elemento progettuale sempre più strategico e non più un semplice complemento d’arredo.
Un mercato ancora fortemente orientato all’arredo
La struttura del mercato italiano conferma il peso predominante dell’arredo tradizionale, che rappresenta circa il 78% del valore complessivo con un giro d’affari pari a 12,1 miliardi di euro. Seguono il comparto dell’illuminazione, che vale circa 1,8 miliardi di euro e incide per l’11,2% sul totale, e il bathroom furnishing system, che raggiunge un valore di circa 1,7 miliardi, pari all’11% del mercato.
Entrando nel dettaglio dell’arredo tradizionale emerge una netta prevalenza della zona notte, che rappresenta il 34,1% del valore complessivo del comparto. Seguono il living con il 14,9% e il tessile casa con il 14%, mentre il segmento cucina pesa per il 9,1%. Quest’ultimo dato, letto isolatamente, potrebbe apparire contenuto. In realtà la cucina continua a rappresentare uno dei comparti a maggiore valore aggiunto dell’intera filiera, grazie all’elevato contenuto tecnologico, alla crescente integrazione con gli elettrodomestici, alla personalizzazione progettuale e alla capacità di intercettare le evoluzioni dell’abitare contemporaneo. È inoltre uno dei segmenti nei quali innovazione, design e servizio continuano a rappresentare i principali fattori di differenziazione competitiva.
La distribuzione diventa sempre più ibrida
Se l’export rappresenta il principale motore della crescita, sul mercato interno è il comportamento dei consumatori a delineare le trasformazioni più interessanti. Il Furniture Market Monitor 2026 individua quattro direttrici destinate a incidere in maniera crescente sulle strategie delle imprese: sostenibilità, digitalizzazione, evoluzione dei canali di vendita e convergenza tra prodotto e servizi.
Tra queste, la digitalizzazione continua a rappresentare uno dei fenomeni più significativi. Pur restando un settore nel quale il negozio fisico mantiene un ruolo centrale, l’e-commerce ha ormai consolidato una crescita costante. Oggi il 14% delle vendite di arredo in Italia passa attraverso il canale online, una quota raddoppiata rispetto al 2019 e destinata a crescere ulteriormente grazie allo sviluppo del social shopping e all’integrazione tra piattaforme digitali e punti vendita.
Il dato va però interpretato nel modo corretto. L’86% degli acquisti continua infatti ad avvenire attraverso i canali tradizionali, che rimangono il principale punto di contatto con il consumatore. Più che una sostituzione del negozio fisico, emerge quindi un’evoluzione del modello distributivo verso forme sempre più omnicanale, nelle quali showroom, consulenza progettuale, strumenti digitali ed esperienza d’acquisto operano in maniera integrata.
Per il retail dell’arredo questo significa ripensare il ruolo del punto vendita. Se il digitale diventa sempre più il luogo della ricerca, del confronto e dell’ispirazione, lo showroom è chiamato a rafforzare la propria funzione consulenziale, offrendo progettazione, personalizzazione e servizi a valore aggiunto. Una trasformazione che interessa in modo particolare il comparto cucina, dove la complessità del progetto continua a rendere decisiva la relazione tra consumatore e professionista.
Sostenibilità e tecnologia ridisegnano il prodotto
La trasformazione riguarda anche il modo stesso di concepire il prodotto. La crescente attenzione dei consumatori verso i temi ambientali continua infatti a sostenere lo sviluppo dell’arredo eco-friendly, confermando come sostenibilità e responsabilità ambientale siano ormai entrate stabilmente tra i criteri di scelta.
Parallelamente, la digitalizzazione sta modificando il contenuto tecnologico dell’arredo. L’integrazione di dispositivi IoT, realtà aumentata e realtà virtuale aprono nuove possibilità sia nella progettazione sia nell’esperienza d’acquisto, consentendo livelli di personalizzazione sempre più elevati e una relazione continua tra prodotto e utilizzatore.
Si tratta di un cambiamento che interessa in modo trasversale tutta la filiera. L’innovazione non riguarda più esclusivamente materiali o processi produttivi, ma coinvolge progettazione, servizi, manutenzione, assistenza e gestione del ciclo di vita del prodotto. In questo contesto anche l’economia circolare assume un ruolo sempre più strategico, orientando gli investimenti verso modelli produttivi capaci di ridurre l’impatto ambientale e valorizzare il riutilizzo delle risorse.
Un’altra tendenza destinata a consolidarsi è quella della convergenza con il mondo del lusso. Le collaborazioni tra produttori di arredo e grandi maison internazionali stanno ampliando i portafogli di offerta e rafforzando il posizionamento premium di numerose aziende italiane, confermando come il valore del design sia sempre più riconosciuto anche al di fuori dei confini tradizionali del settore.
Consolidamento industriale e operazioni straordinarie
Accanto all’evoluzione del mercato, il rapporto evidenzia anche un’intensa attività sul fronte delle operazioni di fusione e acquisizione. Negli ultimi cinque anni il comparto del design ha registrato 917 operazioni di M&A a livello globale, delle quali 75 hanno coinvolto aziende italiane.
Il segmento dei Furnishing Systems rappresenta oltre il 73% dei target delle operazioni concluse, mentre gli operatori industriali continuano a essere i protagonisti del consolidamento, con circa tre quarti delle acquisizioni complessive.
La maggior parte delle operazioni rimane concentrata all’interno dello stesso settore, confermando una strategia orientata all’integrazione di competenze e all’ampliamento delle gamme di prodotto. Sul piano geografico prevalgono le operazioni domestiche, ma l’Europa continua a rappresentare il principale mercato di riferimento per le transazioni cross-border, con Francia, Regno Unito e Lussemburgo tra i Paesi più attivi.
Per molte imprese l’acquisizione di nuove competenze, marchi o capacità produttive rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la presenza internazionale, ampliare la catena del valore e affrontare un mercato sempre più competitivo.
Crescita moderata, ma le incognite restano
Le prospettive delineate dal Furniture Market Monitor 2026 restano improntate a un cauto ottimismo. Entro il 2029 il mercato mondiale dell’arredo dovrebbe superare gli 870 miliardi di euro, con una crescita media annua del 2,2%, un ritmo quasi doppio rispetto a quello registrato tra il 2019 e il 2025.
A trainare questa evoluzione saranno soprattutto l’Europa e i mercati classificati come ‘resto del mondo’, mentre l’Asia-Pacifico dovrebbe allinearsi al ritmo medio di crescita e il Nord America mantenere una dinamica più stabile.
Nel breve periodo, tuttavia, il quadro rimane caratterizzato da numerosi elementi di incertezza. Le tensioni geopolitiche, le pressioni tariffarie negli Stati Uniti, l’inasprimento del quadro regolatorio e l’aumento dei costi delle materie prime continuano a rappresentare i principali fattori di rischio segnalati dagli operatori.
Anche sul fronte della domanda prevale la prudenza. Per il 2026 è attesa una lieve contrazione dei segmenti residenziali, mentre il contract si conferma l’unico comparto in grado di sostenere una crescita strutturale, grazie alla vitalità degli investimenti nell’hospitality, nel residenziale di fascia alta e nei grandi progetti internazionali.
In questo scenario, la capacità delle imprese di innovare il proprio modello di business, rafforzare la presenza sui mercati esteri e integrare competenze industriali, progettuali e digitali appare destinata a diventare il principale fattore competitivo dei prossimi anni. Più che l’inizio di un nuovo ciclo espansivo, quello delineato da Deloitte sembra infatti configurarsi come l’avvio di una nuova fase evolutiva dell’industria dell’arredo, nella quale crescita e competitività dipenderanno sempre meno dai volumi e sempre più dalla capacità di creare valore lungo l’intera filiera.
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Federico Bazzani, Partner Deloitte Advisory




