Sul numero di ottobre Progetto Cucina è apparso questo articolo che riportiamo in estratto
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Per fortuna la Commissaria europea per l’ambiente Jessika Roswall ha raccolto le proteste della filiera del legno arredo e ha chiesto un rinvio dell’avvio della Direttiva Eudr : “una sostanziale rivalutazione del carico previsto sul sistema informativo suggerisce che con ogni probabilità si verificherebbero rallentamenti, o addirittura ripetute e durature interruzioni del servizio, con forti ricadute sulle aziende, sul commercio internazionale e sulla possibilità di attuare efficacemente il Regolamento” ha ammesso la Commissaria.
Progetto Cucina, poco prima del rinvio, aveva intervistato Paolo Fantoni, già presidente di Assopannelli e attuale presidente dell’European Panel Federation, che ha denunciato criticità operative, costi insostenibili e pericoli per le PMI legati all’introduzione della direttiva sulla deforestazione.
Il regolamento europeo EUDR (EU Deforestation-free product Regulation), varato nel 2023 e con entrata in vigore ancora da definire (era previsto il 1° gennaio 2026) nasce per contrastare la deforestazione, il degrado forestale e la devastazione delle foreste primarie in favore di piantagioni e coltivazioni.
“Lo scopo è certamente meritevole“ – commenta Paolo Fantoni, noi siamo favorevoli a presidiare questo patrimonio. Il problema risiede nell’attività burocratica tristemente collegata a questo provvedimento”.
La principale criticità risiede nell’intento, anzi nell’obbligo, di garantire la tracciabilità lungo l’intera filiera produttiva, a differenza da quanto previsto nel precedente regolamento EUTR (European Timber Regulation) che riguardava unicamente il legno proveniente da Paesi extraeuropei. “Con grande concretezza – sottolinea Fantoni – l’EUTR focalizzava la sua attività sulla prima immissione di tronchi o prodotti in legno, per i quali l’importatore si rendeva responsabile della tracciabilità e dell’effettiva origine.”
Il regolamento EUDR, invece, impone vincoli estremamente stringenti a ogni passaggio della catena produttiva e distributiva, senza tener conto della complessità che risiede dietro tale obbligo.
“Ogni singolo passaggio – spiega il presidente di Fantoni – deve essere morbosamente monitorato. La filiera del legno è però molto complessa ed estremamente frammentata; i cicli produttivi stessi sono disgregati ed è molto difficile attribuire responsabilità a tutte le aziende della filiera, soprattutto quando si tratta di esportazioni extra-UE”.
Appare poco credibile, quindi, che entro l’anno tutte le aziende riescano ad adeguarsi ai requisiti previsti dal regolamento, soprattutto se questi dipendono da Paesi non appartenenti all’Unione.
“La cellulosa importata dagli Stati Uniti, per esempio – continua Fantoni – rappresenta un volume non facilmente sostituibile, la cui mancanza potrebbe generare importanti difficoltà di approvvigionamento”.
Un ulteriore punto critico riguarda le variazioni in termini di peso e volume dei prodotti legnosi durante le varie fasi produttive. Il regolamento impone, infatti, l’obbligo di indicare la massa netta di tutte le specie legnose utilizzate, ignorando completamente le naturali variazioni dei materiali in corso di lavorazione.
Una volta completata la procedura di caricamento dei dati, la documentazione deve essere revisionata e approvata dalle autorità competenti – in tempi non definiti – per ottenere un codice identificativo univoco (Reference number).
A complicare ulteriormente il quadro, sono presenti sul mercato numerose società che offrono software gestionali tra loro incompatibili, rendendo estremamente difficile unificare e standardizzare le informazioni inserite dalle aziende della filiera.
“Un artigiano dovrebbe dotarsi di un geometra pitagorico per ricostruire la matrice di ogni singolo mobile costruito”, scherza amaro Fantoni.
Paolo Fantoni apre la sua riflessione sul regolamento EUDR, in relazione alle piccole imprese, puntando il dito contro un impianto normativo che rischia di mettere in ginocchio il tessuto produttivo delle PMI del legno-arredo. “È un aggravio burocratico. Le associazioni di categoria – spiega – stanno preparando diverse attività di ascolto e informazione per comprendere appieno gli obiettivi della normativa. Stiamo inoltre predisponendo piattaforme digitali che semplificheranno le attività di gestione del tracciamento dei materiali. Attualmente non è possibile offrire soluzioni più concrete – aggiunge – perché la situazione è ancora in evoluzione ed è impossibile prevedere cosa accadrà nel prossimo anno. Siamo in una condizione ancora fluida e di attesa”.
Ma i dubbi restano: questi cambiamenti strutturali nella filiera del legno-arredo porteranno inevitabilmente a un aumento dei costi, legato alla complessità delle operazioni di gestione ed esecuzione della normativa. “Sicuramente – commenta Fantoni – questi costi finiranno per ripercuotersi sul consumatore finale”.
Per l’imprenditore il vero problema è l’assenza di proporzionalità: la normativa tratta le piccole e medie imprese come i grandi gruppi, ignorando le differenze strutturali e di capacità organizzativa.
Fantoni chiude poi con una riflessione personale, che pone al centro una delle principali contraddizioni della normativa: “Sono tristemente numerosi i casi di deforestazione anche in Europa, ed è evidente quanto sia urgente affrontare questo tema. Tuttavia, non è accettabile che il prezzo di questa consapevolezza ricada esclusivamente sulle piccole e medie imprese. Il regolamento, così come è strutturato oggi, rischia di far chiudere o portare al declino un numero significativo di realtà produttive. La salvaguardia del patrimonio forestale è fondamentale, ma non può trasformarsi in un ostacolo insostenibile per chi opera onestamente nella filiera”.
Secondo Fantoni, una delle poche soluzioni concrete e attuabili è quella di limitare l’obbligo di tracciabilità alla prima immissione sul mercato europeo, evitando di travolgere le PMI con oneri sproporzionati. “È giusto vigilare sulla deforestazione, anche in Europa, ma senza paralizzare il sistema produttivo con un meccanismo ingestibile.”
Dalle associazioni di settore si invoca la sospensione dell’entrata in vigore del regolamento, accompagnata dalla richiesta di una sua riscrittura più equa e sostenibile dal punto di vista burocratico. C’è inoltre la proposta di creare un portale unico europeo per la valutazione del rischio, che semplifichi il processo di controllo e sollevi le aziende dall’obbligo di ricorrere a costosi strumenti esterni.
In caso di citazione si prega di citare e linkare progettocucinabiz.it

Paolo Fantoni, già presidente di Assopannelli e attuale presidente dell’European Panel Federation 




