Consumi in profondo rosso, già senza aumento dell’iva

Le tendenze emerse dalle ultime statistiche Istat secondo Confcommercio è semplicemente la conferma di quanto “la crisi dei consumi sia profonda e come sia lontana un’inversione di tendenza. Il ridimensionamento degli acquisti, prossimo al 4% se valutato al netto dell’inflazione, coinvolge in modo diffuso i diversi formati distributivi, con punte particolarmente gravi per la piccola distribuzione. Senza contare settori come abbigliamento, calzature e mobili, che esprimendo buona parte della produzione nazionale, mostrano profondi arretramenti”. Questo spinge la confederazione ancora una volta a sottolineare la necessità di “mettere la crescita al primo posto dell’agenda di politica economica del Paese”. Su questo fronte e in particolare su quello dell’aumento dell’iva Confcommercio ha aggiunto: “Stupisce che la Confindustria abbia indicato come priorità per finanziare le sue proposte l’aumento dell’Iva. Stupisce perché, nel documento congiunto dei mesi scorsi siglato con Rete Imprese Italia su questa misura del Governo prevista per luglio, tutte le organizzazioni d’impresa avevano espresso una posizione comune e contraria, compresa Confindustria, motivata dal fatto che una domanda per consumi e investimenti desolatamente ferma da anni non poteva essere ulteriormente penalizzata. E’ quindi evidente che Rete Imprese Italia sottolinea la sua netta contrarietà a questa proposta”. Di uguale parere anche Centromarca, l’Associazione italiana dell’industria di marca che ritiene che la proposta avanzata da Viale dell’Astronomia di aumentare l’Iva e le imposte che gravano sui consumi in cambio di una riduzione dell’Irpef e dell’Irap sia solo deleteria: Luigi Bordoni, presidente dell’associazione ha dichiarato: “Non possiamo che dissentire dalla proposta avanzata da Confindustria di aumentare le aliquote Iva dal 4% al 6% e dal 10% al 12%. L’intervento avrebbe effetti negativi pesanti su inflazione, domanda, prodotto interno lordo e gettito fiscale e per di più si sommerebbe peraltro agli effetti negativi sul potere d’acquisto delle famiglie, già gravato da un’imposizione fiscale da tutti considerata ormai insostenibile”.

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