Cala del 7,5% l’export italiano di mobili nel I trimestre

Aumentano invece (del 20% in aprile) le importazioni di mobili dalla Cina
Claudio Feltrin, presidente di FederLegnoArredo

Il Centro Studi di FederLegnoArredo pubblica i dati del I trimestre 2026 e non sono dati positivi: -7,5% per il comparto mobile.  Pesa l’effetto dei dazi imposti dalla Amministrazione USA: rispetto al I trimestre 2025 l’export è calato del 15,6% nel terzo mercato non europeo del mobile italiano. Nei primi due invece, Francia e Germania, la debolezza generale della domanda comporta una flessione del 3,4 e 6,9%.

L’industria del mobile, che aveva puntato molto sul Medio Oriente raccogliendo a inizio 2025 interessanti risultati, paga l’effetto della guerra nel Golfo: in marzo l’export verso i Paesi Opec è crollato di due terzi (e del 23% nel trimestre). In particolare, crollano le vendite verso gli Emirati Arabi Uniti, scese nel primo trimestre del 78,4%, e in Arabia Saudita (-57,3%). Tuttavia, in aprile si rileva qualche segnale di graduale ripresa, con una flessione contenuta al 27% rispetto ad aprile 2025,

Tra i pochi Paesi che segnano invece un aumento delle esportazioni, all’interno della top ten dei maggiori acquirenti di mobili e prodotti in legno italiani, ci sono Spagna (+1,3%), Svizzera (+3,3%) e Paesi Bassi (+3%). «Non è facile trovare mercati alternativi su cui investire», ha detto al Sole 24 Ore il presidente di FederLegnoArredo Claudio Feltrin, «negli ultimi 10-15 anni le nostre aziende hanno fatto importanti investimenti in Russia, Cina, Stati Uniti e Medio Oriente: tutti mercati che, al momento, sono in forte difficoltà se non chiusi», aggiunge Feltrin.

Agli ostacoli ben noti si aggiunge anche nel mobile la concorrenza della Cina che esporta prodotti di crescente qualità a prezzi decisamente più bassi rispetto alla media dei beni italiani: nel solo mese di aprile, l’import dalla Cina è aumentato del 19,6% rispetto ad aprile 2025: «La Cina, da mercato di sbocco ad alto potenziale qual era prima del Covid, è diventato un competitor temibile e non sempre leale» nota Feltrin. Per questo, la Federazione chiede all’Unione europea di garantire le condizioni di una concorrenza equilibrata, basata su regole condivise: «Servono controlli severi sulle merci in entrata, per assicurare anche da parte dei produttori extra-Ue il rispetto delle norme che l’Europa impone alle nostre aziende».

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