Che ricadute avrà la guerra nel Golfo e la chiusura dello stretto di Hormuz sulle vendite di un produttore europeo di elettrodomestici di alta gamma come Miele. Se lo chiede Giovanna Mancini sul Sole 24 Ore. Dopo un 2025 chiuso con un rialzo deòl 2,5% nelle vendite e una buona intonazione nel 2026 «Al Salone del Mobile di Milano di aprile il clima era di grande fiducia ed entusiasmo. Ma è chiaro che se questa crisi non finirà a breve, gli effetti sui risultati del 2026 si faranno sentire», ha detto Markus Miele, executive director e co-proprietario del gruppo. Ci sono incognite sul fronte delle vendite ovviamente ma anche su quello dei costi. «In particolare per il settore delle cucine, per realizzare i nostri prodotti e sistemi dobbiamo assemblare molti materiali diversi – aggiunge l’imprenditore –. Alcuni, come le plastiche, risentono in modo diretto dell’aumento dei prezzi del petrolio. Altri, come i metalli, in modo indiretto, per l’aumento dei costi del carburante e dunque dei trasporti. Per non parlare dei processi produttivi, che richiedono l’uso di gas, anch’esso in aumento», dice Miele.
Sul fronte delle vendite «Gli Stati Uniti, che sono il nostro secondo mercato dopo la Germania, hanno registrato ottimi risultati lo scorso anno e nonostante i dazi continuano a dare segnali positivi», aggiunge Miele. Anche l’Europa sta andando bene, compresa l’Italia». Curiosamente Miele non rileva «per il momento, quel calo della domanda che ci saremmo aspettati in Medio Oriente» Ci sono difficoltà a spedire la merce, soprattutto a Dubai. Ma, nel complesso, il mercato non si è fermato, probabilmente anche grazie al fatto che in larga parte si tratta di un mercato legato ai grandi progetti, che stanno continuando in tutti i Paesi, al massimo con qualche rallentamento».
L’Italia è sede di alcune produzioni nel meno noto segmento Professional di Miele che controlla SteelCo Group, che opera nella tecnologia medica con stabilimenti a Riese Pio X (Treviso) e Cusano di Zoppola (Pordenone), che danno lavoro a circa 130 dipendenti.
Miele si definisce «consapevolmente ottimista. So bene quali rischi e difficoltà siano alle porte, legati soprattutto all’inflazione – osserva –. Tuttavia noto anche un atteggiamento diverso dei clienti privati e professionali di fronte alle crisi, da alcuni anni a questa parte. Prima del Covid, le crisi bloccavano la domanda. Ora, di fronte al ripetersi di crisi geopolitiche ed economiche anche molto gravi, che si sommano una all’altra, la reazione è di mandare avanti comunque i propri progetti, magari rallentando un po’, ma senza rinunciare. Chi ha soldi da investire, li spende».
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A sinistra Markus Miele, al centro Reinhard Zinkann . A destra Axel Kniehl (Executive Director Marketing and Sales)




