L’agenzia delle Entrate ha pubblicato l’aggiornamento 2026 della guida sul bonus mobili e conferma che la detrazione al 50% è applicabile sia per le prime che per le seconde case indipendentemente dal fatto che il percettore dello ‘sconto’ vi risieda o meno. Insomma per i mobili non valgono le regole introdotte, a partire dal 2025, per gli sconti sulle ristrutturazioni e l’ecobonus.
Lo sconto fiscale spetta per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, per i quali sia prevista l’etichetta energetica, di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori, ricorda il Sole 24 Ore del 21 gennaio.
L’agevolazione al 50% scatta se l’immobile è interessato a monte un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a partire dal 1° gennaio 2025.
L’importo massimo delle spese che possono essere sostenute è di 5mila euro. Su questo importo verrà calcolata la detrazione del 50%, da ripartire poi in dieci rate annuali. Tra le spese da portare in detrazione si possono includere quelle di trasporto e di montaggio dei beni acquistati.
Se a un determinato intervento di ristrutturazione vengono agganciati bonus mobili in più anni, il tetto di spesa massima andrà ridotto anno per anno. Ad esempio, se per un lavoro del 2025 nello stesso anno sono stati già acquistati 2mila euro di arredi, nel 2026 il plafond sarà ridotto a 3mila euro. Il limite di spesa è legato alla singola unità. Quindi, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.
Non è necessario utilizzare il bonifico parlante, tipico degli altri interventi di ristrutturazione, e soggetto a ritenuta. Il bonus spetta anche in caso di finanziamento a rate, «a condizione – conclude l’Agenzia – che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo con le stesse modalità prima indicate e il contribuente abbia una copia della ricevuta del pagamento».
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