Si è tenuto alle Corderie dell’ Arsenale, il workshop “Intelligens and Interior Design: the Evolution of Domestic Spaces”, un evento che ha riunito voci autorevoli dal mondo del design, della tecnologia e dell’industria per esplorare l’evoluzione degli spazi domestici alla luce delle diverse forme di intelligenza — naturale, artificiale e collettiva.
Sviluppato da Veneta Cucine con la partecipazione di Electrolux, Nextatlas e del Politecnico di Milano, il seminario ha posto l’accento sulla casa come spazio sensibile e relazionale, capace di rispondere ai bisogni contemporanei attraverso il dialogo tra sostenibilità, matericità, benessere e nuove tecnologie.
Ha aperto i lavori, Dionisio Archiutti, Vicepresidente di Veneta Cucine, sottolineando l’importanza del legame con il territorio e del “vivere la cucina” come luogo primario dell’esperienza umana, tra nutrimento e relazione conviviale. Lo scambio di idee genera l’opportunità per la creazione di un percorso di crescita per i nuovi paradigmi del futuro. Futuro che viene ben rappresentato attraverso lo sguardo rivolto al passato e alle figure di spicco nel mondo del design presentate da Francesca Balena Arista (Politecnico di Milano) che ha tracciato un ricco percorso storico e culturale, evocando maestri come Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Michele De Lucchi. Le figure di questi grandi progettisti forniscono lo spunto per tracciare delle nuove linee e testimoniano una volta di più come il loro pensiero abbia delineato il pensiero attuale. Lo spazio domestico non è solo calcolo matematico e geometria, ma luogo dell’esistenza, in cui materia, simbolo e emozione si intrecciano profondamente.
Partendo dalle parole di Joanna Damaszko, Senior Insights Manager di Nextatlas, che ha fornito una prospettiva legata alla realtà contemporanea, l’ analisi del mondo dei consumatori ha offerto una lettura delle tendenze emergenti nella percezione e nell’uso dello spazio abitativo tramite tre macro-temi: la Matericità grezza, la ricerca di superfici ruvide, tattili, non filtrate, che trasmettono autenticità e risvegliano i sensi in reazione a un mondo percepito come piatto e uniforme; la Sobrietà digitale, una risposta all’eccesso di stimoli e informazioni; una riscoperta della forza del limite, una nuova estetica della selezione, della calma e della consapevolezza e la Memoria emotiva, il valore affettivo degli oggetti come antidoto al consumo eccessivo, in una visione di “longevità emotiva” per cui l’oggetto ha tanto più valore per quanto a lungo riesce ad emozionarci.
La prospettiva dell’ industria portata da Manuela Soffientini di Electrolux, evidenzia come tecnologia, design e sostenibilità siano oggi inseparabili: progettare per la casa significa progettare per il benessere in un’ ottica di vera sostenibilità. Il compito dei produttori è fornire strumenti funzionali e capaci di dialogare con l’intelligenza dell’abitare contemporaneo e comunicarli in modo corretto al consumatore, proponendo l’azione senza imporla.
Damiano Zambon (R&D Veneta Cucine) ha illustrato come l’uso consapevole dei materiali, l’attenzione alla funzione e l’ascolto del cliente conducano alla creazione di ambienti aumentati, personalizzati, emozionali.
La cucina diventa così luogo narrativo, dove ogni elemento parla di chi lo vive. “L’ autenticità proveniente dalla propria cultura e dalla tradizione si ritrova nel materiale che deve dare il meglio di sé nelle sue funzioni intrinseche siano esse tattili, di resistenza o di comunicazione delle sensazioni. Un materiale, una funzione, una sensazione.” Per Veneta Cucine tutto questo diventa Spazio Aumentato superando il vecchio concetto di open space e trasformandosi in uno spazio aperto nel quale la decorazione definisce le funzioni e le passioni.
“Ogni gesto progettuale – sottolinea Daniela Archiutti, Direttore Creativo di Veneta Cucine – nasce da un’osservazione della realtà, ma è attraverso la forma che diamo significato e direzione alle nostre azioni quotidiane. Ogni architetto aspira a trovare nuove soluzioni partendo dalla sua realtà. L’osservazione di quello che sta accadendo crea le premesse per i designer per la creazione di uno spazio domestico sempre più morbido, attento, responsivo, sostenibile da tutti i punti di vista; sempre più importante è il dialogo tra il consumatore finale e l’azienda che deve strutturare le strategie per permetterle di trovare una risposta reale ai bisogni del quotidiano”.
Da qui nasce anche l’invito conclusivo di Archiutti a guardare oltre l’immediato, con uno sguardo aperto e responsabile sul progetto: “Abbiamo solo orizzonti, mai limiti. Siamo chiamati a costruire spazi che sappiano ispirare, accogliere, evolversi. È in questo dialogo tra le intelligenze che nasce l’abitare del futuro.”
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