Sul numero di Gennaio-Febbraio di Progetto Cucina è apparso questo articolo che riportiamo in estratto
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Non tutte le case nascono per essere abitate. Alcune nascono per essere immaginate: come un racconto in cui lo spazio prende voce, i materiali diventano atmosfera e ogni superficie suggerisce una presenza. È questo il punto di partenza di Una casa immaginata, il progetto firmato dalla designer e architetta britannica Charlotte Taylor per Marazzi, realizzato in occasione del 90° anniversario del brand. Un percorso in cui l’interior non è una somma di ambienti, ma un’unica narrazione fluida: dallo studio essenziale alla cucina scenografica, fino all’outdoor, dove il confine tra dentro e fuori si dissolve in una luce che sa di Mediterraneo.

Charlotte Taylor lavora da sempre su un equilibrio sottile: tra rigore e poesia, tra funzione e immaginazione. Il suo approccio – che spesso si muove anche sul confine tra reale e digitale – punta a costruire spazi dall’identità netta, capaci di attivare emozioni e, insieme, di restare credibili, umani.
In questo progetto, la designer immagina una casa che non esiste ma che potrebbe esistere ovunque. Una dimora fatta di luce e materia, dove ogni stanza sembra già vissuta o, meglio, pronta a esserlo: come se un gesto fosse appena accaduto e una quotidianità stesse per ripartire. “Volevo costruire una casa che sembrasse reale, anche se nasce da un’idea: un luogo credibile, con un’atmosfera riconoscibile e una storia da intuire”, ha spiegato Taylor.
Il punto di partenza è un’immersione nelle collezioni Marazzi: colori, texture, formati e possibilità di combinazione. Taylor racconta di essersi lasciata guidare dalle superfici, come se ogni materiale avesse già una stanza ‘naturale’ in cui trovare posto. È un processo interessante perché ribalta un meccanismo tradizionale: non è la pianta a guidare tutto, ma è la materia a costruire l’identità degli ambienti. “All’inizio ho studiato a fondo le collezioni di Marazzi e, da lì, ho iniziato a immaginare gli ambienti: in alcuni casi è stato un singolo materiale a suggerire la stanza, e non il contrario”, ha sottolineato l’architetto. A unire il percorso è soprattutto una direzione cromatica coerente: anche quando le tonalità cambiano, la casa mantiene una continuità riconoscibile, legata a una palette che rimanda alla terra e alla natura. “Anche quando i colori cambiano, volevo che tutto parlasse la stessa lingua: una palette legata alla terra e alla natura, capace di tenere insieme l’intero percorso.”
Lo studio: essenzialità e luce
Il percorso comincia dallo studio, pensato come spazio di concentrazione e di respiro. Qui domina un grande tavolo centrale, con pochi elementi attorno: una libreria discreta, pareti neutre e una finitura opaca che lascia lavorare la luce. Taylor ha immaginato lo studio come uno spazio molto essenziale, quasi vuoto: pochi elementi e tanta luce, perché fosse davvero un luogo di concentrazione. Il pavimento introduce subito il tono dell’intero progetto: Crogiolo ArtCraft Argilla, una terracotta contemporanea che richiama un immaginario mediterraneo, fatto di superfici calde e naturali.
Living: un interno essenziale con anima giocosa
Nel living, linee pulite e ordine visivo restano centrali, ma entrano in scena dettagli capaci di rendere lo spazio più ‘vivo’. È un ambiente che lavora sul comfort e sulla relazione: al centro compare un conversation pit in Vero Quercia, un elemento che rievoca un certo design anni Settanta, ma con un linguaggio attuale. Il tavolo centrale è in Crogiolo Terramater Cotto, mentre la stanza viene immaginata soprattutto come luogo serale: i toni delle pareti si fanno più profondi, l’atmosfera diventa raccolta, quasi cinematografica.
Cucina: contrasti scenografici e grandi formati
La cucina è uno dei punti più iconici del progetto. Qui l’idea domestica tradizionale – cappa centrale e bancone “a ferro di cavallo”, quasi fosse un focolare – convive con un’estetica contemporanea fatta di contrasti netti e superfici protagoniste.

Taylor sceglie Crogiolo Lume Black per le piastrelle nere: una texture vibrante che dona profondità e carattere. Il pavimento, al contrario, lavora per bilanciamento: Mystone Limestone Sand introduce luce e respiro. “In cucina mi interessava far convivere intensità e respiro: il nero ha una forza scenografica, ma aveva bisogno di un contrappunto più chiaro per mantenere equilibrio”, ha spiegato Taylor.
Per bancone, mensole, top e cappa entrano in scena grandi lastre effetto pietra: Stone Look Breccia Imperiale (160×320), capaci di costruire un’immagine monolitica e raffinata. Il paraschizzi è invece in Slow Pomice (160×320), una scelta più ‘silenziosa’, che accompagna e armonizza.
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