È un punto vendita o un punto di riferimento?

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Il mercato immobiliare in difficoltà, l’instabilità politica internazionale che ha inciso sull’export e il rincaro del costo della vita hanno messo sotto pressione i player del settore, con un primo semestre 2025 segnato da frenate evidenti.

Per gli ultimi mesi dell’anno, retailer e aziende intervistati non si aspettano una ripresa rapida: la speranza di un’inversione di trend è legata al Salone del Mobile 2026, non prima. È però proprio nei momenti di maggiore incertezza che si gioca la differenza tra chi resiste e chi arretra, tra chi rimane immobile e chi sceglie di ridisegnare il proprio ruolo.

Chi tra i molti retailer ha deciso di essere più un semplice ‘punto vendita’, ha trasformato lo store in un hub di relazioni capace di dialogare con target diversi – dal privato all’architetto, fino al developer – e di interpretarne le esigenze. C’è anche chi ha scelto di aprire più negozi e chi di prendere in gestione dei monomarca. Questo con l’obiettivo di rispondere adeguatamente alle esigenze di arredo e progetto.

In questo scenario, la parola chiave è dunque qualità. Non quantità e non crescita a tutti i costi. Qualità significa selezionare con attenzione i partner, o rire servizi solidi, garantire professionalità. È un posizionamento che paga nel lungo periodo, perché costruisce reputazione e valore in un mercato saturo e instabile.

Un secondo pilastro è la personalizzazione. Non basta consigliare un prodotto: serve costruire un percorso sartoriale che tenga insieme consulenza, progettazione, logistica, montaggio e post-vendita. È qui che il negozio può fare davvero la differenza, diventando un punto di riferimento credibile. Un approccio che emerge con chiarezza anche nel modello di business raccontato da Corrado Molteni, General Manager di MO.1950 nella cover story di questo numero. In tempi incerti bisogna pensare al mercato che verrà e prepararsi al cambiamento. Per questo siamo convinti che il futuro degli store passi da una via etica, ovvero non rincorrere solo i numeri, ma costruire valore. Essere meno ‘punti vendita’ e sempre più punti di riferimento significa proprio questo: presidiare qualità, servizi e relazioni come veri asset competitivi.

Arianna Sorbara

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