Competitività sì, ma sostenibile

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L’ESPR, il nuovo Regolamento europeo sull’Ecodesign per i Prodotti Sostenibili, è destinato ad avere un impatto che va ben oltre la sostenibilità. Attraverso criteri come durabilità, riparabilità, tracciabilità e passaporto digitale, l’Europa prova infatti a spostare il terreno della competizione dal costo di produzione al valore complessivo di un prodotto e della sua filiera.

È una sfida che riguarda da vicino anche il settore delle cucine che, come emerge dalle testimonianze raccolte nell’inchiesta di pag. 22, non parte da zero. Molte aziende hanno investito da tempo in certificazioni, processi sostenibili, recupero dei materiali e controllo della supply chain, non per rispondere a un obbligo normativo, ma perché qualità, adattabilità e durata appartengono da sempre alla cultura industriale italiana. La novità è che questo patrimonio diventa ora misurabile e documentabile.

Il Digital Product Passport rappresenta l’esempio più evidente di questa trasformazione: per la prima volta il prodotto sarà chiamato a raccontare sé stesso attraverso dati verificabili e informazioni. Le implicazioni sono evidenti. Se il mercato inizierà davvero a premiare trasparenza e responsabilità, le imprese che hanno investito potranno trovarsi in una posizione di vantaggio. Su un aspetto gli imprenditori intervistati – Snaidero, Rastelli di ARAN World, Grossi di IMAB e Archiutti di Veneta Cucine – convergono: le regole funzionano solo se vengono applicate a tutti nello stesso modo e se la sostenibilità è anche sociale: qualità del lavoro, sicurezza, formazione, inclusione e responsabilità verso il territorio, tutti aspetti determinanti per la solidità di un’impresa e la sua capacità di creare valore nel lungo periodo. Forse è proprio questo il punto.

La sostenibilità sta smettendo di essere un capitolo separato dal business per diventare uno degli strumenti attraverso cui si ridefinisce la competitività industriale e non solo. La domanda, allora, non è semplicemente come adeguarsi all’ESPR, ma quale idea di industria l’Europa intenda costruire nei prossimi anni.

Arianna Sorbara

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